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May 13

Lettera aperta.

Questa è una lettera aperta a tutti gli Italiani che risiedono in Italia e, soprattutto, ci vivono.

Questa è una lettera di una ragazza di diciotto anni che tira le somme della sua breve vita e dell'esperienza che ha avuto all'interno della piccola parte della società con cui è entrata in contatto e, in special modo, della scuola.



13 maggio 2009


Fino all'anno scorso vedevo questo momento come colmo di malinconia. Immaginavo il lasciare i miei compagni di classe, i miei professori, la stessa struttura scolastica come una fase quasi dolorosa della mia vita che avrebbe segnato in maniera netta il mio diventare donna. Mi sbagliavo, il cambiamento non è così netto, ma aumenta in maniera esponenziale. Il modo in cui si affronta la realtà e la realtà stessa si svelano pian piano all'inizio per poi togliersi la maschera quasi di botto. In questo momento non ci sono più maschere e credo, spero erroneamente, di trovarmi dinnanzi alla verità su tutto.

Alla fine del liceo, ritengo di poter dire che la cosa che mi ha formato di più non è stato quello che ho studiato o le esperienze che ho fatto all'interno della scuola, ma il fatto di avermi svelato la mia inettitudine.

Ho passato gli ultimi tredici anni a costruire, mattoncino per mattoncino, la mia mente e il mio spirito con la testa china sui libri, sforzandomi di rispettare i miei “superiori” nonostante eventuali antipatie e cercando, comunque, di avere una vita sociale ed esperienze totalmente distaccate dalla scuola. Ho cercato di far di me una buona persona.

Tuttavia, guardando ora aldilà della maschera, mi rendo conto che il mio modo di affrontare la realtà è stato sbagliato. In gergo giovanile si potrebbe dire che ho “toppato”. M'illudevo che, dopo cinque anni in cui ho dimostrato l'onesta intenzione di cui parlavo poc'anzi, la scuola m'avrebbe ripagato non di voti, ma di stima e rispetto. Non è stato così. Sono stata solo un'illusa e sono stata e sono un'inetta a vivere perché, evidentemente, non ho ottenuto nulla se non prese in giro più o meno palesi. Qual'è la soluzione? Dovrei cambiare? Non saprei farlo, lo so. Dovrei scappare? E dove? Arrivata a questo punto, non mi stupirei di trovarmi incapace di vivere in tutto il mondo e non solo nel mio piccolo liceo o paese.

Il sistema, a quanto pare, è uguale ovunque, cambia solo di dimensioni: dal piccolo liceo si passa al paese, dal paese allo stato, ecc... Il sistema funziona bene? Lascio questa domanda aperta anche se ho un personale parere non solo su questo, ma anche di chi sia la radice di tutto.

Questa mia lettera non è un inno al pessimismo o un'incitazione alla furbizia o alla disonestà, la mia è solo una descrizione realistica di quanto, alla veneranda età di diciotto anni, abbia osservato. Volevo condividere il mio pensiero con voi sperando, nonostante tutto, di non farvi cadere in una “tristezza” pari alla mia.

Grazie.

April 19

Quando una situazione si può definire "del cazzo". (Manuale d'istruzioni)

Vorrei vederti dentro quando ricorderai
in tutti questi anni non ti ho cercato mai
certo se tu volessi allora tornerei
a testa bassa come oggi non si fa più.
Forse se tu volessi, forse cambierei,
forse tu aspetti un altro e sono già le sei,
certo che i miei pensieri sono tutti lì
non so decidermi ad andare via.
Io vorrei dirti:
"Ciao come stai? Come sei bella stasera,
più bella del sole più dolce della primavera",
ma chissà poi se lei mi vorrà ancora, ancora,
dopo tanto tempo adesso
ancora come allora
ancora come allora.
Forse se tu volessi, forse cambierei,
ci ho ripensato tante e tante volte ormai,
certo che i miei pensieri sono tutti lì
non è possibile mandarli via.
Io ti dirò:
"Ciao come stai? Come sei bella stasera,
più bella del sole più dolce della primavera",
ma chissà poi se lei mi vorrà ancora, ancora,
dopo tanto tempo adesso
ancora come allora
ancora come allora.



Come andrà a finire? Un mio grande dilemma...

Lei - non so perchè - la vedo molto simile a me: non in grado di fare un passo avanti per cui, che lo voglia "ancora come allora" o meno, non farà nulla. Lei andrà lì col suo miglior vestito, senza profumo e con un sorriso a 67 denti, ma rimarrà comunque il fattore passivo.

Lui, invece, che farà? Troverà il coraggio per dirle tutto o no? E anche se lo trovasse, cosa accadrebbe? Lei tirerebbe in ballo il fatto che li ha fatti separare tempo fa, magari solo baciandolo, ma comunque rimanendo ferma sull'impossibilità della loro storia? Lei si abbandonerebbe a lui nonostante tutto? Lei lo respingerebbe nonostante tutto?


E' che ci sono delle situazioni del cazzo che non si possono semplificare. Ci vuole troppo tempo, spazio, coraggio per risolvere ste situazioni del cazzo. E allora come si fa? Si fa che si sopporta finchè si può, finchè uno riesce a tirare qualche filo dal groviglio assurdo che la vita gli ha presentato davanti. E poi? E poi si cadrà nell'"allora" della canzone. E poi? E poi magari ci si chiederà se, con differente tempo, spazio e coraggio, ci si potrà amare "ancora come allora".




Fanculo.
April 13

Voglio dirti qualcosa, qualcosa a cui penso spesso, forse troppo.

E' da un po' che ce l'avevo in testa. Magari non è uscito un granchè, ma stica. La parte blu è la più "importante", ma il resto aiuta a capire il contesto.


 

Lei era uscita fuori dall'aula furiosa. Di fronte alla porta principale c'era una strada, una ringhiera e oltre il mare. Lei arrivò lì e s'accese una Lucky Strike.

Lui uscì dietro di lei. Voleva chiederle scusa. Cazzo, voleva chiederle scusa per tutto il casino che era successo, voleva dirle che forse era riuscito minimamente a capire un po’ lei, gli altri. L’aula era ancora piena di “soggetti” – come li chiamava lei – vale a dire persone con problemi con altre persone provenienti o originarie di altre nazioni. Razzisti ed immigrati. Lui e lei.

Avevano cominciato a litigare durante un lavoro a coppie, anzi, molto prima. Lui era lì per numerosi atti di bullismo contro altri ragazzi immigrati o figli di immigrati, lei perché gli aveva rotto il naso con un pugno a causa del suo comportamento del cazzo.

Ora erano tutti e due lì, insieme. Forse per la prima volta erano veramente insieme.

 

Lui: “Senti, io…”

Lei: “No, ora zitto cazzo – fa un tiro – Ora ascolti me, cazzo!”

Lui:” Aspet…”

Lei: “ZITTO, CAZZO ZITTO!! SONO STANCA, STANCA DI TE E DI QUESTA MERDA CHE MI BUTTI ADDOSSO SOLO PERCHE’ ME NE SONO ANDATA DAL MIO FOTTUTO PAESE!!”

Silenzio.

Lei ora era più calma, aveva gli occhi lucidi e continuava a fumare: “Voglio dirti qualcosa, qualcosa a cui penso spesso, forse troppo. Tu odii chi se n’è andato dalla sua terra, chi l’abbandonata per venire nella tua infettandola con qualcosa di estraneo. Bene, tu pensi che sia stato facile per me andarmene? Pensi che io volessi andarmene? No, non è così… La mia terra mi manca come l’aria sai, e non sai quante volte mi manchi la mia lingua. Nella mia terra i muri delle case sono tutti bianchi, spesso ti vendono il pane ancora caldo e ci sono delle canzoni popolari che i giovani non capiscono, ma che cantano lo stesso. Nella mia terra, a volte, sembra che il sole tramonti in un vulcano e che l’estate afosa sia destinata a durare per sempre e che l’inverno gelido sia destinato a durare per sempre. Ma che è successo allora? Perché cazzo ho portato il mio culo qui?  - ora lei piangeva – Lì non c’è futuro. Cazzo, non ce n’è. Nella mia terra c’è la dittatura, Josè, e se parli troppo o parli male… Cazzo, cazzo, cazzo!... Fanculo Josè, FANCULO! – lei ora si gira, si allontana, si ferma, ritorna davanti a lui – Io sono scappata Josè, la frustrazione era tale che io e la mia famiglia non ce la facevamo più! Era un muro di gomma, un fottutissimo muro di gomma. – piangeva a dirotto – Se avessi saputo, se solo avessi saputo… Josè, ti dico un’ultima cosa: goditi ogni passo qui, ogni respiro, ogni odore, ogni rumore delle tue radici perché forse un giorno ti ritroverai come un povero sfigato a raccontarli piangendo ad un estraneo.

March 30

Rosalinda, che cazzo vuoi da me?

Cazzo se sono strana.
Voglio cambiare qualcosa... Ma drasticamente, intendo.
La cosa bella è che tra qualche mese la mia vita subirà uno stravolgimento tale che mi viene anche da cagarmi sotto.
L'altra cosa bella è che non avrei nulla di cui lamentarmi della mia situazione attuale, anzi.

Cosa stracazzo voglio veramente?
March 19

Esperienze e dritte varie.

Domani parto per il viaggio distruzione a Barcellona. Ok, sono contenta, ma sono successi una serie di casini che, guardate un po', avevo "predetto".
La cosa peggiore è che, come al solito, io sono considerata la catastrofista con la puzza sotto al naso... Sarà pure così, ma alla fine ci prendo sempre: nella vita non bisogna mai voltare le spalle a qualcuno, perchè questo qualcuno non vede l'ora di menartelo nel culo.

Vorrei raccontare qualcosina...

Ieri mattina non sono andata a scuola per sbrigare delle faccende tra le quali c'era quella di comprare un giubottino leggero. Io e la mia mitica nonna entriamo nel primo negozio e me ne provo uno da 60 euro: "Bellino, senta guardi ne parlo con mia madre che gestisce le mie finanze e le faccio sapere." Entro nel secondo negozio e me ne provo uno nero, mi andava benissimo, veramente fiQuo. Gli sparo la solita pappardella della mamma a cui devo chiedere e mi avvio con la mia dolce nonnina... Quando eravamo sulla soglia della porta mia nonna si gira e fa alla commessa: "Scusi, ma quanto viene il giubottino?" - "380 euro, ma da scontare." Risponde la pulzella con tono rassicurante.
Mia nonna e io avevamo la faccia di un cammello assetato con gli occhi globulosi. Il prezzo era talmente alto per quel "giubotticchio" che mia nonna, in maniera eccezzionale, stava per dire: "'Ngheul a mamt!" (="Nel sedere di tua madre"). Rendiamoci conto.

Stamattina, dopo tante peripezie, ci è giunto il programma definitivo {Sì, il giorno prima della gita abbiamo avuto il programma definitivo della gita.} ed ho avuto la conferma che il professore di matematica creda che io sia una tossica alcolizzata e anche un po' zoccola magari... Devo fare un sondaggio: perchè chi non mi conosce bene finisce per credere che sia una malata di sesso, droga e rock'n'roll??? Mbhà. Comunque si è avvicinato, mi ha preso per la sciarpa e m'ha detto: "Se scopro alcoolici e cose così, da te vengo che lo so che tu stai sempre al centro di ste cose!" Rideva, ma boh. Mentre uscivamo dalla scuola la vicepreside continuava a dirci "RAGAZZI NON BEVETE IN GITA!!" un mio compagno di classe ha aggiunto "NON BEVETE, FATEVI I CANNONI!!". Bene.


Detto questo, mi auguro buon viaggio.

 

Voglio che sia sempre Estate qui...